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Leishmaniosi canina: linee guida su diagnosi, stadiazione, terapia, monitoraggio e prevenzione
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Leishmaniosi canina: linee guida su diagnosi, stadiazione, terapia, monitoraggio e prevenzione

Breve sintesi delle linee guida del “DEL GRUPPO DI STUDIO SULLA LEISHMANIOSI CANINA (G.S.L.C.)” (http.//leshvet.org)

(Veterinaria, Anno 21, n. 3, Giugno 2007)

La leishmaniosi canina è causata dalla Leishmaia infantum, un protozoo caratterizzato dalla presenza di un evidente organello mitocondriale, chiamato Kinetoplasto.

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Titolo basso: minore di 4 volte il valore soglia di positività
Titoli alto: maggiore di 4 volte il valore della soglia di positività

Le infezioni  da Leishmania hanno tre caratteristiche patogenetiche:

  • il bersaglio del parassita è rappresentato dai magrofagi, all’interno dei quali il parassita può replicare
  • la manifestazione e l’evoluzione della malattia dipendono dalla risposta infiammatoria e immunitaria dell’ospite
  • l’infezione persiste nei tessuti, La leishmania tende a localizzarsi in tutti i tessuti con alti livelli di cellule monocitiche-macrofagiche dove può essere trovata con metodi diretti solo dopo alcune settimana.

Nei mammiferi, la Leishmania infantum causa un infezione generalmente cronica che, può essere asintomatica e qualche volta sviluppare una evidente malattia clinica. L’infezione può evolvere, in alcune settimane o molti mesi, in malattia con  patterns molto variabili, non sempre facili da classificare. Sono state identificate tre fasi evolutive per consentire una adeguata terapia e anticipare le possibili progressioni verso forme più gravi.

Cane esposto:

cani clinicamente sani con test cito-istologici, parassitologici e molecolari negativi, i titoli anticorpali non superiori a quattro volte il valore soglia.

Cane infetto

Un cane viene definito infetto quando mostra presenza del parassita con metodi diretti (microscopia, PCR) e indiretti (anticorpi specifici)

Cane malato

Un cane infetto viene definito malato quando mostra uno o più segni clinici riferibili alla Leishmania, oppure in assenza di questi presenta alterazioni ematologiche, ematochimiche e urinarie.

Gli esami di laboratorio sono di fondamentale importanza al fine di emettere correttamente la diagnosi, ma anche a fini prognostici e come monitoraggio nel corso della terapia.

  • Esame sierologico: E’ il Test di screening per eccellenza che consente la rilevazione degli anticorpi anti-Leishmania nel sangue. La siero conversione avviene in media in 5 mesi dalla infezione. Solo in cani con diffusione del parassita, il titolo degli anticorpi diventa alto o aumentato.
    ELISA: gli anticorpi sono rilevati con metodo colorimetrico quantificati da uno spettrofotometro, ciò rende la titolazione dell’esame indipendente  dalle variabili legate all’operatore. È un test specifico con sensibilità medio-alta (70-100%)
    IFA (Immunofluorescenza Indiretta): gli anticorpi sono rilevati usando anti-anticorpi fluorescenti. La sensibilità e specificità è vicina al 100%. È possibile fare una titolazione esatta del titolo anticorpale attraverso diluizioni seriali. Il titolo anticorpale non è sempre correlato a segni clinici, è considerato “elevato” il titolo che si discosti di almeno 4 volte rispetto al valore soglia di positività del laboratorio di riferimento.
  • Esame citologico:  questo metodo permette di evidenziare la presenza di amastigoti, qualora presenti. Il campione va raccolto in organi che presentano lesioni o alterazioni citologiche: lesioni cutanee (papule, ulcere, noduli), midollo e linfonodi (anemia, linfoadenomegalia …).
    In assenza di lesioni possono essere campionati organi e tessuti dove è  più facile trovare il parassita, in ordine di sensibilità decrescente: midollo, linfonodo, milza, sangue. I campioni citologici che risultano negativi dovrebbero essere analizzati in PCR
  • Esame Molecolare ( PCR quantitativa). Il test di biologia molecolare ricerca il DNA del parassita nell’ospite, è un metodo diretto in quanto indipendente dalla risposta immune di quest’ultimo. E’ una tecnica che permette la rilevazione dell'acido nucleico del parassita anche in concentrazioni infinitesimali ed è quantitativa in grado di rivelare il numero di parassiti presenti, informazione utile per il monitoraggio della malattia e della terapia. I campioni da sottoporre al questo test sono in ordine decrescente di sensibilità:  midollo/linfonodo, raschiato cutaneo , sangue intero, tampone oculare.

Monitoraggio terapeutico

Breve termine: per verifica della diminuzione della carica parassitaria: PCR quantitativa, valutazione esami di laboratorio (protidogramma e proteine di fase acuta)

Lungo Termine: per verifica della diminuzione della carica parassitaria: valutazione esami di laboratorio (protidogramma e proteine di fase acuta), esame sierologico quantitativo ELISA.

Si ricorda di comparare nel tempo la stessa tipologia di esami e, nel caso della qPCR,  valutare lo stesso campione.

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